Le tradizioni dei sepolcri

Le tradizioni dei sepolcri

Si tratta di una tradizione molto sentita dai genovesi e che si svolge nei giorni che precedono la Pasqua. Durante il Giovedì Santo, all’interno delle chiese, vengono allestiti gli Altari della Reposizione nei quali viene riposta l’Eucarestia: questi altari vengono riccamente decorati con fiori e candele, tessuti preziosi e foglie fino al Venerdì Santo.

La visita ai “Sepolcri”, che per consuetudine devono essere visitati in numero dispari, si inserisce in una tradizione documentata a partire dal XV secolo; risale al 1594 il documento che contiene la descrizione di un sepolcro allestito in quell’anno nella Cattedrale di San Lorenzo e talmente grandioso da far affermare al cronista cinquecentesco che “né mai si vidde la più bella né la più artificiosa inventione né ornamento”».

Chiesa delle Vigne - Sepolcro 2019

Chiesa di N.S. delle Vigne (2019)

Comunemente noto come ‘sepolcro’, ‘l’altare’ o ‘cappella della reposizione’ viene allestito al termine della celebrazione del Giovedì Santo, ed è destinato ad accogliere le specie eucaristiche consacrate per conservarle sino al pomeriggio del Venerdì Santo quando, al termine della liturgia penitenziale, verranno distribuite ai fedeli per la comunione sacramentale. Per comprendere come si articola la liturgia pasquale, bisogna specificare che con Triduo pasquale si intendono le celebrazioni che si svolgono nelle giornate di Venerdì, sabato e nella Domenica di Pasqua: poiché nell’uso antico il giorno aveva inizio al tramonto, ossia al brillare delle prime stelle della sera, deriva che la messa del Giovedì Santo, ossia in Coena domini, che dà avvio al triduo Pasquale e si svolge alla sera guardi liturgicamente già al giorno seguente.

La pratica di allestire gli altari della reposizione si è affermata in Europa già a partire dall’Età carolingia, ed esprime l’idea del lutto e della sepoltura: secondo la fede cristiana Dio è Vivente nell’Eucaristia, ma non si può negare che il passaggio all’Immortalità di Gesù è avvenuto attraverso una morte cruenta, a cui si lega il sepolcro. Questi altari potevano essere allestiti utilizzando anche materiali poveri, quali legno, cartapesta, tessuti combinati a costruire delle scenografie teatrali e poi addobbati; ricordiamo inoltre che tra questi antichi sepolcri rientrano i Teli della Passione, conservati al Museo Diocesano e provenienti dall’Abbazia di San Nicolò del Boschetto: combinati a costruire una sorta di sacello all’interno della chiesa, erano realizzati con teli di lino, tinti con indaco e dipinti a tempera e risalgono al XVI secolo (proprietà Ministero per i Beni e le Attività Culturali). Tra gli addobbi tipici dei sepolcri ricorrono i fiori bianchi, il vino fatto bollire con l’incenso e i semi di grano germogliati al buio che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte alla Resurrezione di Gesù.  Nell’altare vengono collocati il tavolo, simbolo del sacrificio, il pane, dodici piatti degli Apostoli e il tabernacolo, in cui è posta l’Eucarestia. Tutta la chiesa viene oscurato in segno di dolore perché è iniziata la Passione di Gesù: le campane tacciono, l’altare più grande è disadorno, il tabernacolo vuoto e aperto, i Crocifissi coperti.

Chiesa di San Donato - Sepolcro 2019

Chiesa di San Donato (2019)

Come è stato anticipato, la tradizione vuole che il fedele entri nelle diverse chiese per visitare il sepolcro, e reciti in ognuna di esse il Gloria, l’Ave Maria e il Padre nostro; è consuetudine visitarne almeno tre e sempre in numero dispari. Il numero 7 era considerato nei secoli scorsi altamente simbolico e collegato a percorsi di riflessione spirituale e teologica: 7 sono i gradi della perfezione, 7 erano le sfere celesti e i rami dell’albero cosmico, 7 ancora erano i maggiori pianeti del sistema solare, elementi questi che lo connettevano al rinnovamento umano e personale.  In origine, il giro delle sette chiese formalizzava un traguardo: ottenere l’indulgenza plenaria, concessa in occasione del Giubileo.

Si tratta di una delle tradizioni più comuni della Settimana Santa in tutta l’America Latina e anche in Italia grazie a San Filippo Neri. Queste visite e la preghiera in ciascuna di esse simboleggiano l’accompagnamento dei fedeli a Gesù in ciascuno dei suoi viaggi dalla notte in cui fu catturato fino alla sua crocifissione.