Il racconto del Natale.

Il racconto del Natale.

Nel periodo dell’Avvento e del Natale, nonostante i Musei e i luoghi di cultura siano ancora chiusi al pubblico, Il Museo si connette con i suoi visitatori in modalità digitale, per riprendere l’abitudine a confrontarsi con l’umanità raccontata dalla opere d’arte e la bellezza racchiusa nelle loro forme.

La distanza fisica, ormai lo abbiamo imparato, non è più un ostacolo insormontabile e abbiamo provato ad accorciare e rintuzzare questi limiti attraverso un contatto mediato tramite la tecnologia.

All’interno delle nostre sale anche quest’anno abbiamo allestito un percorso tematico che vi presenteremo tramite  ‘pillole’ video pubblicate sulla nostra pagina Facebook (@museodiocesano.digenova): seguendoci in questa visita on line vi mostreremo alcuni raffinati capisaldi delle collezioni museali a tema natalizio insieme a nuove, interessanti testimonianze d’arte per riflettere in modo originale e contemporaneo sul Mistero di un Dio che si fa Bambino per l’uomo, che si fa dono di speranza.

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Le preziose miniature degli Antifonari provenienti dalla Cattedrale e conservati al Museo, commissionati probabilmente dall’arcivescovo Giacomo Imperiale come dotazione del Capitolo ci permettono di entrare, attraverso le immagini, nell’ambiente e nel gusto artistico della fine del Quattrocento. Un’estesa decorazione floreale estende, all’intera pagina, le dimensioni della lettera  H con cui si avvia l’antifona: all’interno della pancia della lettera il miniatore Savino di Acqui raffigurò una Natività, immersa in un paesaggio da fiaba che poco ricorda il ricovero “di fortuna’ in cui Gesù scelse di venire al mondo; anche i pastori partecipano di quest’atmosfera raffinata e splendente che ha il suo punto più alto nell’angelo, creatura di pura luce dorata il cui profilo viene ricavato graffiando il blu intenso e facendo emergere la foglia d’oro sottostante.

Dio si fa bambino, e la sua natura umana e divina è al centro di un’altra opera del percorso, il raffinato pannello in ceramica proveniente da Davagna e raffigurante la Madonna che mostra il Bambino, nudo nella sua umanità, con ai lati San Rocco e San Sebastiano: questo raffinato pannello, realizzato nel 1547, mostra peraltro come l’artista si fosse ispirato alla Sacra Famiglia e Santi di Perin del Vaga, il grande artista allievo di Raffaello che giunse a Genova nel 1528, opera anche conosciuta come Pala Bavari, attualmente conservata al Museo diocesano ma commissionata per l’antica abbazia francescana di San Francesco di Castelletto.

L’arrivo dei Magi è illustrato nella pala d’altare che il pittore Giovanni Battista Perolli, proveniente da Crema, realizzò per la cappella dell’Epifania all’interno della chiesa di San Francesco di Castelletto, situata poco sopra via Garibaldi e demolita all’inizio del XIX secolo. La Sacra Famiglia si presenta ai Magi all’interno delle rovine di un grandioso edificio classico, e Maria mostra il Bambino ai tre Re inginocchiati ad adorarlo. In secondo piano, oltre l’arco trionfale brilla luminosa la stella cometa. L’ambientazione tra le rovine riveste un preciso significato simbolico inerente la venuta di Cristo, Colui che non solo riassume in sé l’antica e la nuova alleanza tra Dio e il Suo popolo, ma con la Sua Parola restaura e rinnova la civiltà antica, caduta nel degrado e vittima della sua decadenza.

 

IMG_5007Una consapevolezza simile connota una delle due opere ‘ospiti’, e che potrete vedere alla riapertura dei nostri spazi: si intitola “Il Santo Bambino”, realizzata in tecnica mista su tavola da parte di Liuccia Buzzoni. Parmense, l’artista ha alle spalle una lunga carriera di ricerca in diversi ambiti, partecipando a importanti appuntamenti artistici italiani come Arte Fiera di Bologna, il MIART di Milano ed essendo presente in sedi espositive italiane e fuori dai confini nazionali.

Il legame che la unisce alla Liguria e alla nostra città parte dal progetto “Genova oltre il mare oltre il cielo” che era stato creato nel 2004 ed esposto a Palazzo Ducale nell’ambito delle manifestazioni per Genova Capitale della Cultura Europea.

La storia di quest’opera nasce dal caso, dall’ispirazione che prende forza da frammenti di oggetti, tracce di vita quasi spezzate, ritrovati casualmente e che si rigenerano in nuovi concetti. E così nasce questa tenerissima immagine, concepita per un progetto di mostra dedicata ai bambini del borgo di Vernazza, nelle Cinque Terre. Come ogni bambino è germe di futuro, ancora più simbolica è l’immagine che l’artista ha concesso al Museo: ecco il Bambino più amato nella storia, ricoperto non da panni preziosi ma da un frammento di jeans, lacero, scolorito perché estratto dal fango dell’alluvione che il 25 ottobre 2011 colpì il piccolo borgo, stravolgendolo di dolore e trascinando nel gorgo dell’acqua gli oggetti e le vite degli abitanti.

Questo brandello di stoffa, questo ‘straccio’ blu avvolto intorno al corpo di un Bambino vivo prende un nuovo senso, si trasforma in promessa di una nuova vita; e per la nostra città, questo sguardo di futuro ci riconnette, tramite il blu del jeans, ad una delle chiavi per ritrovare la forza di una storia articolata, piena di cadute e di potenti rinascite.

E, in attesa di riaprire le porte del Museo, guardatevi i nostri “racconti di Natale” sulla pagina Facebook del Museo, a questo link:

https://fb.watch/2Ug2AmA25u/

https://fb.watch/2Ug5HhLDwY/

https://fb.watch/2Ug8zr1ks2/

https://fb.watch/2UgaAQv1vE/

 

A presto!

 

 

 

Abilità

Pubblicato il

08/01/2021