Storia del Monumento Fieschi

1336-1343

Travagliata la storia della Tomba Fieschi ed impressionante la mole di lavoro, cui corrisponde l’eccezionalità della resa plastica monumentale.

Innanzitutto, bisogna sottolineare come le spoglie di Luca Fieschi fossero custodite dapprima ad Avignone: il suo corpo venne imbalsamato ed esposto nella chiesa dei Frati Minori, prima della requie nella chiesa della Vergine Maria. Quando venne traslato a Genova, tuttavia, il monumento funerario e la cappella non erano ancora pronti. La prima interruzione dei lavori documentata risale al lasso temporale 1341/42 (gli esecutori testamentari erano scontenti della direzione lavori e avevano già sostituito due volte i propri procuratori genovesi: nel 1341, Emanuele Fieschi e i chierici Antonio da Biella, Matteo da Monza e Lamberto da San Miniato; nel 1342, Tedisio Abate di San Siro di Genova, Maestro Venturino da Bergamo, Canonico della Cattedrale, e Filippo Oltremarino).

Tra il 1336 e il 1341 per le sculture erano stati chiamati due maestri pisani di chiara fama, poi la ripresa dei lavori con un’altra bottega per completare le parti mancanti tra cui la Madonna col Bambino.

La dimensione e la preziosità dell’opera già si intuiscono dallo stanziamento per l’acquisto e il trasporto del marmo, 5 volte più alto della Tomba di Margherita di Brabante (consorte dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo, che nel 1313 l’aveva proclamata Santa, facendo riconoscere in un sinodo provinciale le straordinarie virtù di carità e i miracoli post mortem presso il suo sepolcro) e 2,85 volte in più di quello dell’Imperatore suo sposo. Nel Settecento, come riportato da diversi storici dell’arte, il Federici già lo indicava quale la “gran machina tutta marmorea di Colonne, d’Arche e di Statue in gran numero”. Diverse sono le ipotesi principali formulate dagli studiosi sulla collocazione originaria della Tomba Fieschi in Cattedrale di Genova e sui diversi rimaneggiamenti occorsi nel tempo, seguendo le alterne fortune della casata. Tra gli studiosi di arte trecentesca che hanno, nei decenni, esaminato il monumento spicca il Prof. Clario Di Fabio, coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Storia dell’Arte e Valorizzazione del Patrimonio artistico, membro della Giunta
di Presidenza della Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Genova, nonché uno dei più importanti studiosi del medioevo genovese.
“La Tomba Fieschi si trovava nella zona presbiteriale, dietro l’Altare Maggiore e in faccia all’antico Altare del Battista, ma per capirne meglio la rilevanza occorre fare una premessa – spiega il Prof. Clario Di Fabio – A partire dal Duecento quell’area simboleggiava lo spazio pubblico per eccellenza non solo perché la Cattedrale era del Comune, ma proprio per la presenza dell’Altare del Battista, patrono della città, quindi con tutta la sua intrinseca spinta devozionale, ma anche con l’interesse civico precipuo che ne derivava. La gara ‘a stare vicino al Battista’, per essere più chiari, era significativa e gli unici che riuscirono a vincerla furono i Fieschi, titolari di grande influenza in città, all’epoca sotto tutti gli aspetti, e anche nell’ambito della Cattedrale, poiché controllavano il Capitolo e ne avevano in mano la gestione. Nella prima metà del Duecento Papa Innocenzo IV, della casata Fieschi, donava proprio sullo spazio dell’Altare del Battista 36 lampade d’argento per illuminarlo sfarzosamente. In seguito, quando venne eletto Papa, seppur per soli 40 giorni, suo nipote Ottobono, cioè Adriano V (che aveva già fatto realizzare l’altare di S. Adriano in quello spazio), lasciava nelle volontà testamentarie il desiderio di essere sepolto a Genova davanti all’Altare del Battista. Il Comune di Genova, che doveva dargli l’autorizzazione, non rispose mai. Ebbene, quello che non ottenne Papa Adriano V riuscì al nipote Luca Fieschi riaffermando in quella parte del presbiterio l’imprinting totalizzante della famiglia. È il culmine di un disegno egemonico e familiare, politico-ideologico e personale, che coinvolgeva tanto la Cattedrale e le sue venerate reliquie – dal Sacro Catino alle Ceneri del Battista – quanto la stessa presenza della sua potente casata in città”. Le cose cambiarono nei primi decenni del Cinquecento quando la famiglia Fieschi era in bassa fortuna per molteplici vicende politiche che culminarono nella cacciata dalla città a seguito del colpo di stato fallito di Gianluigi Fieschi. Inoltre, nel 1529 saltò in aria una fabbrica di polveri da sparo che si trovava nelle cantine del Palazzo Arcivescovile, provocando terribili danni al presbiterio della Cattedrale.
A seguito della vicenda e dei necessari restauri strutturali si decise di cambiare locazione ai molti monumenti eretti in precedenza, prevalentemente della famiglia Fieschi databili tra Tre e Quattrocento o, ancora, quello sepolcrale del doge Leonardo Montaldo. “La Tomba Luca Fieschi venne spostata – rileva il Prof. Clario Di Fabio- nel muro della facciata interna del transetto destro, poi a metà del Seicento la si ridusse ancora rimontandola
selettivamente sopra la nuova Porta del Soccorso”. Le peregrinazioni non finirono qui, molti pezzi vennero ricollocati dappertutto in Cattedrale, nei cortili e fin sopra le volte delle navate minori per essere ritrovati con lo spirito di valorizzarli solo alla fine dell’Ottocento. “Furono anni di restauri in San Lorenzo – prosegue lo studioso – si smontarono le parti sulla Porta del Soccorso e vennero ricollocate nella Cappella De Marini dove restarono, per diverso tempo, semplicemente appoggiate al muro”. Si parlò quindi di una ricomposizione dell’originaria armonia del Monumento Fieschi negli anni Venti del Novecento grazie a Orlando Grosso e al progetto del Museo di Scultura e Architettura ligure. Il ruolo fondamentale nella conservazione passò dunque al Museo di S. Agostino, ma tra gli ultimi tentativi di evocazione si ricorda anche quello del Museo Diocesano sotto la direzione di Giulio Sommariva, oggi conservatore del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti.

“Si tratta di un vero e proprio work in progress – continua il Prof. Clario Di Fabio – l’aspetto più importante è quello di avere, in parte, riordinato la situazione. Allo stato attuale abbiamo individuato le componenti che possono davvero essere ricostituite perché hanno una loro collocazione stabilita, precisa, nel contesto tombale, in riferimento agli omologhi della prima metà del Trecento tra Italia e Francia. Fra i raggiungimenti più significativi è l’aver ricomposto una delle parti più rilevanti, dall’andamento curvilineo, che reca al centro un’Annunciazione e figure di Santi ai lati. In generale ci saranno novità importanti ed evidenti, poiché si darà una disposizione ragionevolmente certa per le parti scultoree principali, mentre le altre verranno collocate in modo da evocare una situazione precedente in una sistemazione di impatto, emozionante”.